Boss mafia chiede di un ragazzo

Quando il temuto boss della mafia mi ha chiesto se avessi un ragazzo e la sua reazione ha fatto tremare la mia anima!

Il serpente nella giacca

Stavo tremando. Appena sussurrato quel “non ancora”, il peso della mia incertezza si era materializzato nella stanza. Paulie sembrava affondare nel suo stesso silenzio, mentre la tensione tra me e Noah aumentava, creando un’atmosfera carica di elettricità. Il fragore del temporale fuori sembrava riflettere il tumulto interno che stavo vivendo.

“No,” ripeté Noah, “perché hai detto *non ancora*?” I suoi occhi scuri fissi nei miei mi facevano sentire vulnerabile, esposta come se avessi qualcosa da nascondere.

“Significa solo che sono concentrata sul lavoro,” tentai di rassicurarlo, ma la mia voce tremava. Non avevo esattamente l’intento di suscitare la gelosia di un uomo come lui.

“Concentrata?” ridacchiò Noah, mentre si avvicinava ancora di più. “Eppure sei qui, a misurarmi. Ti posso garantire che misurare un uomo non è un lavoro facile, soprattutto non un uomo come me.”

La sua affermazione colpì un nervo scoperto. Tornai a misurare la sua vita, ma le mie mani tremavano. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dal suo volto, dalle sue labbra che si muovevano con intensità. Gli occhi di Noah non erano solo freddi; c’era qualcosa di inquieto in lui, qualcosa di rovente, che sorrideva alle paure del potere e della vulnerabilità.

“Mi chiedi perché ti importa,” dissi infine, cercando di riprendermi. “Perché non dovresti farti questa domanda?”

“Perché,” rispose Noah, il tono che scivolava verso il basso, “ci sono uomini là fuori. Ma non devono essere uomini qualunque.”

La frustrazione montava in me. “E tu chi sei per avere potere sulla mia vita? Non sei nessuno che mi conosca.”

Noah si fermò, come se le mie parole avessero colpito un punto sensibile. “C’è un motivo se ho scelto questo negozio. Il tuo talento. Voglio che il mio abito sia perfetto, e… beh, come posso dirlo… credo che sia un modo per avvicinarmi a te.”

“Avvicinarti a me?”

Rimasero ancora alcuni secondi immersi nei suoi occhi, mi stavo avventurando in un territorio sconosciuto.

Le oscillazioni del potere

La conversazione si interruppe, un silenzio pesante gravava nella stanza. Paulie, rigido sulla soglia, scrutava attentamente mentre il mondo intorno a noi sembrava dissolversi. “Dobbiamo finire con questo,” mormorai, voltandomi e afferrando il metro. “Non è il momento di discutere di relazioni.”

Un sorriso freddo si posò sulle labbra di Noah. “Non sono relazioni, sono accordi.”

“Accordi,” ripetei, lanciando lo sguardo alla porta, desiderando che mio padre apparisse dal retro. “O sono solo giochi di potere?”

“Gioco? Non è un gioco, è la vita,” rispose, il tono che si fece cupo. “E in questo business, se non giochi bene, sei fottuto.”

Le sue parole vibravano nell’aria, penetranti come un coltello affilato. “E tu cosa vuoi?” chiesi, colpita da un mix di curiosità e paura.

“Voglio sapere chi si aspetta di essere l’uomo nella tua vita,” dichiarò, la voce bassa e ferma. “Perché il tempo non aspetta nessuno.”

Le parole risuonavano, e in quel momento, mi resi conto che oltre il suo aspetto pericoloso, c’era una vulnerabilità. Era un uomo che vigilava su qualcosa che non conosceva.

“Non ho bisogno di qualcuno che mi dica cosa fare,” risposi, l’orgoglio infiammato. Ma la verità era che *avevo bisogno* di qualcuno. Non avrei mai voluto ammetterlo a lui o a me stessa.

Un attimo di silenzio, denso di emozioni represse. Noah avanzò, e il suo profumo di caffè e cuoio mi invadeva le narici. “E se io fossi quell’uomo?” chiese, ora a pochi centimetri. “Ti darei tutto ciò di cui hai bisogno, l’unico problema è che dovrai accettarlo.”

Boss mafia chiede di un ragazzo

Il confine oltre il quale non si torna

Il battito del mio cuore accelerò. “Tu? L’uomo più temuto di New York? Non penso che tu sia la risposta che cerco.”

“Sei così sicura?” La sua voce era solo un sussurro. “Pensa solo a cosa potremmo ottenere insieme.”

Gelosia e curiosità si univano dentro di me. Sapevo che sarebbe stato mio, che avrei abbattuto la barriera dal suo mondo per afferrare il potere. Ma il suo mondo era intriso di fragore e sangue. “E se dovessi rimanere intrappolata?”

“Non ti intraprerai mai. Tu sei l’unica che possa controllare la situazione,” rispose Noah, i suoi occhi penetranti che scrutavano la mia anima.

Un lampo illuminò la stanza, seguitato da un tuono che sembrava un segno del destino. Sentivo una tensione sempre crescente, una lacerazione tra desiderio e paura. Mi chiesi se stessi giocando con il fuoco. *Ma cosa succede quando costruisci un ponte sul fuoco?*

Con un balzo, Noah si allontanò, riportando il suo imponente peso sul pianale. “Dai, lascia che il tuo futuro si cuocia senza che lo freni.”

Il suo sguardo penetrante tornò a fissarmi. Non avevo mai visto un uomo così deciso, così enigmatico. Ma doveva esserci un prezzo. Cosa sarei stata disposta a sacrificare?

Una scelta inevitabile

La serratura della porta si aprì ed entrò mio padre, con lo sguardo preoccupato. “Cosa sta succedendo qui?” chiese, l’attenzione immediatamente rivolta a Noah.

“Noah Moretti,” si presentò, allungando una mano come se fosse speciale. “Vengo a portare lavoro.”

“Lavoro?” ripeté mio padre, incredulo, come se avesse appena visto un fantasma. “A che prezzo?”

Noah si girò verso di lui, il suo volto trasformato in una maschera di pietra. “Il prezzo è semplice, un abito straordinario per una donna straordinaria. E ci sarà il risarcimento.”

La tensione nell’aria era palpabile. Mio padre si girò verso di me, nervoso. “Non giochiamo con il fuoco, niente di troppo pericoloso.”

“Io non ho paura,” replicai, senza rendermi conto della gravità delle mie parole. La mia voce era ferma, ma il mio cuore oscillava. Sapevo dove mi stavo dirigendo; verso un abisso senza fondo.

Sarei diventata parte del mondo di Noah Moretti?

L’angolo della bocca di Noah si sollevò in un sorriso sottile, come se avesse appena conosciuto un segreto. “Bene,” disse, “se lo vuoi, mi devi le tue scelte. Non ti preoccupare, avrai modo di farle.”

Infine, mi resi conto che quella notte, non avrei solo misurato un abito. **Avrei misurato la mia vita e il mio destino.**

Il fragore del tuono fuori esplose un’altra volta, e io capii finalmente che *il dramma si stava preparando*. Fuori dalle mura di quella sartoria, avrei dovuto affrontare il mio destino. E non avrei potuto più tornare indietro.

Il più pericoloso uomo di New York aveva scelto di guardarmi, ma avrei potuto scegliere di non fuggire. Il mondo di Noah Moretti non era solo un abito nuovo; era un’opportunità, un falso paradiso nel cuore di un inferno.

“E se…,” iniziò a dire Noah, mentre il suo sguardo penetrante cercava i miei, “decidi di entrare nel mio mondo, **potresti non voler tornare indietro.**”

La decisione era mia.

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